Dov’è finito l’oro di Cortés?

Quando pensiamo all’oro di Cortés, ci vengono in mente avventure di pirati, spedizioni, la ricerca dell’El Dorado e tutta una serie di leggende di mare sulle navi piene d’oro e su carichi affondati. Hernan Cortés, che conquistò il Messico nel 1519, annotò le sue spedizioni in cinque lettere che mandò a Re Carlo V, le famossisime Cartas de relacion; nelle lettere Cortés descrive la realtà americana come se stesse raccontando una favola, appoggiandosi alla letteratura fantastica semplicemente perché non sa come descrivere in una lingua europea, ciò che non conosce e non ha mai visto. Non appena riesce ad entrare a Tenochtitlan, Cortés descrive la città come una sorta di “Venezia americana” perché non sa in che altro modo descriverla. La città è enorme, probabilmente più grande di una qualsiasi città europea dell’epoca: è organizzata con mercati, canali, strade e ponti. Piante ed animali non tenta nemmeno di descriverli perché non sa come nominarli.

 La grande città è costruita sulla laguna salata e dista, in qualunque punto, due leghe dalla riva. Vi si può accedere da quattro parti attraverso strade ben costruite, della larghezza di due lance. È grande come Siviglia o Cordova. La piazza più grande è due volte quella della città di Salamanca, interamente circondata di portici. Dove, ogni giorno, tra compratori e venditori, ci saranno più di sessantamila persone.

Bernal Diaz del Castillo

Tenochtitlan, foto dal web

Cortés riesce a conquistare Tenochtitlan per una serie di condizioni fortuite: gli atzechi pensavano che gli spagnoli fossero degli dei; si dice che prima del loro arrivo venne avvistata una cometa, un tempio venne distrutto dalle fiamme, un’inondazione colpì la città e venne catturato uno strano uccello. Poi ci fu l’aiuto della Malinche, l’interprete fidata di Cortés. Insomma, gli spagnoli erano decisi a conquistare quell’impero e a portare a casa più oro possibile e di una cosa siamo certi: l’oro di Cortés esiste veramente. Ma non è rinchiuso in un forziere maledetto che al sorgere della luna trasforma le persone in morti viventi e tanto meno è affondato in mezzo all’oceano a bordo di qualche galeone dimenticato. L’oro sottratto al Messico (di cui si pensa ci sia anche quello di Cortés) è attualmente in Europa, all’interno della cattedrale di Siviglia: ne costituisce gli interni, le decorazioni e un’immensa parete riccamente scolpita.

cattedrale-siviglia
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